martedì 16 aprile 2013
Il trolley di cartone
Campania, seconda metà dell'800.
Marito e moglie infilano i risparmi di una vita in tasche cucite all'interno dei loro mutandoni di lana. Raccolgono le poche cose possedute per metterle in una valigia di cartone. Ma in quella valigia c'è poco spazio: scoppia di sogni e di speranze e riescono a malapena a infilarci il vestito buono e le calze. Chiudono tutto con dello spago e il marito, con mano incerta scrive il suo nome e cognome. Una precauzione inutile quanto rassicurante.
Il viaggio in nave è lungo e ci dormiranno su quella valigia. La apparecchieranno come una tavola e quando non ci sarà una panca libera, ci si siederanno.
Il viaggio per il Brasile è lungo e il porto di Santos sembra irraggiungibile. La meta finale è la piccola città di San Paolo del Brasile, un posto in cui altri paesani si sono trasferiti per cercare fortuna.
Quel marito e moglie erano i miei trisnonni.
Milano, anno di grazia 2013.
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La paura del cambiamento è però come quella della metà dell'800, così però come il carico di sogni e di speranze che ha fatto di San Paolo una città da 12 milioni di abitanti.
Allora c'era la valigia di cartone.
Oggi c'è il trolley di cartone.
D'altronde noi del secondo millennio amiamo le comodità e non sapremmo vivere senza quelle due ruote e il manico telescopico.
London's calling.
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