giovedì 18 aprile 2013

L'importanza del portfolio (tanto è un attimo)

Premetto che non è cosa buona e giusta aggiornare il blog nel cuore della notte.
Potrei scrivere cose di cui pentirmi nel giro di 24 ore. 
Ma oramai ho deciso di correre il rischio.

Un aggiornamento su quello che succede nel mondo:

  • Non abbiamo ancora un presidente della repubblica. Il paese va a picco e i nostri rappresentanti non riescono a trovare una soluzione condivisa che dia un segnale ai cittadini. La chiesa ci ha messo molto meno.
  • Gli USA non se la passano bene. Oggi è scoppiata una fabbrica di concimi in Texas. Ho sempre pensato che spalare merda fosse pericoloso.
  • Non ho ancora ricevuto un euro dei miei stipendi arretrati. Complimenti quanti ne voglio, ma soldi niente
Ho deciso quindi di mettermi a lavoro con il portfolio sperando che gli strumenti precedentemente trovati, potessero aiutarmi a fare prima.
In realtà fare schermate di applicazioni, siti e software, spedirli alla propria mail, salvarli, spedirli al sito iphone-screenshot.com, salvare il risultato, caricarlo in carbonmade.com non è un'operazione propriamente veloce.
Roba che in un paio di ore sono riuscito a completare un paio di progetti (in teoria dovrei inserirne una trentina) senza nemmeno riuscire a inserire tutti i testi necessari.

Anche se in bolletta ho deciso di sbloccare la versione pro di carbonmade. Ora ho 35 progetti, 500 immagini e 50 video più la possibilità di far sì che si veda direttamente come parte integrante del mio sito. In pratica si può avere una cosa tipo portfolio.miodominio.com

Il problema è che se hai comprato un dominio su aruba e questo è in scadenza, sei costretto a rinnovare e solo dopo quest'operazione puoi riuscire ad acquistare anche il terzo livello: necessario alla configurazione.
Quindi tra una cosa e un'altra ho speso una quarantina di euro. Ma sono sicuro che si tratta di soldi ben spesi (ho pagato solo un mese di carbonmade).
Anzi, dirò di più, mi sono posto come obiettivo di trovare un lavoro nel giro di due mesi appena reso disponibile il portfolio.
Quindi fra poco partirà il countdown!

Oggi un'amica mi ha detto che in UK non se la passano bene come prima e che forse un buon posto dove spostarsi è la Germania. Peccato che io non conosca una parola di tedesco. E poi ho come la sensazione che in Germania puoi trasferirti solo se sei pizzaiolo, cameriere, minatore o carpentiere. E' un'idea romantica, lo so... 
Già mi vedo ad infornare pizze e cantare a squarciagola canzoni del repertorio classico partenopeo.

Ho come la sensazione che, a meno di cataclismi lavorativi, sfrutterò la giornata di domani per aggiungere altri progetti al portfolio. D'altronde è difficile trovare motivazioni quando il tuo conto in banca è più a secco di un torrente calabrese nel giorno di ferragosto.

Il portfolio deve essere finito nel giro di qualche giorno visto che sarà centrale nella comunicazione verso le aziende da contattare.


mercoledì 17 aprile 2013

Chi ben comincia

Cercare un lavoro non è facile, specie di questi tempi. Ma cercarlo all'estero stando comodamente seduti in poltrona è un'impresa epica.
Io ci credo e voglio cimentarmi in questa che potrebbe essere ricordata come la svolta di una vita o come un epic fail, fallimento.
Da dove cominciare? Provo a fare una specie di lista della spesa, così da dare un ordine a questi punti:
  1. CV redatto in modo pulito, essenziale e in inglese + covering letter
  2. Profilo su Linkedin completo (in inglese) con tutte le esperienze e coerente con il cv
  3. Avere sia raccomandazioni che endorsment su Linkedin, specie per le esperienze più significative
  4. Avere un portfolio ben organizzato, semplice e veloce da consultare (sempre in inglese, mi raccomando...)
  5. Quasi quasi dimenticavo...: conoscere l'inglese
  6. Procurarsi siti di aziende e di agenzie su cui effettuare la ricerca di lavoro
L'inglese formale, quello che bisogna utilizzare con le aziende nell'ambito di colloqui e comunicazioni dovrebbe essere formale e pulito.
Obiettivamente con quello che ci insegnano a scuola siamo capaci di dire che de pen is on the tebòl che it's fàiv o clock e che it's rèining. Quello che ci manca è giusto lo step successivo, quello che non fa sembrare la tua mail uno spam con tanto di truffa nigeriana (tu manda tuo soldi a garanzi di console per lotteria vincita).

Personalmente, per tagliare la testa al toro, l'altro giorno ho chiesto ad un mio amico inglese di aiutarmi con il cv e la lettera di presentazione (convering letter).
Lui molto gentilmente, in cambio di una birra ha corretto tutte le sciocchezze scritte qua e là. 
La birra l'ha bevuta dopo, quindi posso stare tranquillo.
Mi sento molto soddisfatto, il CV è bellissimo: sembra scritto da un inglese. Beh, in effetti lo è... il problema però è che chi lo invia non parlerà come scrive. Ma questo lo affronterò poi.


Capitolo Linkedin. Con un CV decente, aggiornare Linkedin è un attimo! C'è solo un piccolissimo problema, specie se non vuoi far sapere ai tuoi colleghi che sei alla ricerca. Ogni volta che modifichi il tuo profilo, i tuoi amici vengono informati.
Questo ha significato solo una cosa, decine di mail di questo tenore: "Stai cercando lavoro?" "Vai via?" "Come mai scrivi tutto in inglese?" "Ma davvero hai fatto tutte queste cose?" "Ti credevo una schiappa in inglese, invece scrivi da dio".
Quindi ora tutti sanno o per lo meno intuiscono che bolle qualcosa in pentola, clienti e partner lavorativi compresi. Se dovessi rifarlo, lo rifarei poco alla volta per non destare sospetti.

Ora è arrivato il momento di chiedere endorsment e raccomandazioni su Linkedin cercando di coprire un po' tutte le aziende nelle quali si è lavorato.
In inglese però... altrimenti i possibili datori come faranno a capire che sei il miglior lavoratore del mondo?
Quindi ora i problemi sono due: convincere ex colleghi che non senti da anni a scrivere due cazzate (sensate) e farlo in inglese.
Menomale che c'è un sito che ci viene in aiuto:


Questo sito è bellissimo: in pratica genera in modo automatico delle raccomandazioni di Linkedin. Basta inserire alcuni dati come il sesso del protagonista, così come il suo lavoro per ottenere qualcosa di sensato.
Farò una lista di persone da contattare e, una volta ricevuto il loro ok, passerò anche il testo da utilizzare. Non proprio onestissimo, però bisogna destare le persone dalla loro pigrizia.

Il portfolio mi manca. Eppure ne ho fatte di cose, ma non ho mai pensato di organizzare tutti i miei lavori e inserirli in un sito. Forse perché avevo fiducia nella mia azienda. 
Acqua passata.
Non credo sia tanto carino dare come riferimento il sito dell'azienda. Veloce ma poco simpatico.
Mi son chiesto se vi fossero dei siti in grado di aiutarti nella creazione di un portfolio on line (se non c'è ho avuto l'idea della vita™). Tra un misto di odio e soddisfazione ho trovato decine di siti che propongono questo servigio.
Una lista dettagliata è possibile trovarla qui:


Sono una quindicina e ognuno ha le sue caratteristiche. Tendenzialmente sarebbero a pagamento (dai $4 in su) e soprattutto fanno cose che chiunque abbia padronanza dell'html può essere in grado di fare.
Analizzandoli mi sono reso conto che riescono a farti risparmiare moltissimo tempo quindi, anche se in bolletta, opterò per quello che mi sembra il più semplice ma completo al tempo stesso:


Fatto davvero bene. Tanto non avrò più la necessità di utilizzarlo dopo aver trovato lavoro. Oppure, dato che siamo sempre in trincea, potrebbe servirmi per successivi spostamenti.
Ora una rottura di scatole notevole sta nella creazione degli screenshot da inserire nel portfolio. Specie se lo screenshot vuoi inserirlo in un "contenitore" sensato (computer, smartphone, tablet).
Visto che l'idea della vita™ l'ha sempre avuta qualcun altro prima di te, mi sono messo alla ricerca di un generatore di screenshot per iphone, ipad e imac.
Un giapponese ha affrontato brillantemente questo problema attraverso un semplice sito:


Prendi uno screenshot, lo dragghi nel sito, scegli la tipologia di dispositivo e lui ti genera l'immagine come se stesse all'interno dei nostri schermi (con tanto di riflesso sul vetro)
Geniale!


Cosa mi manca? Ah... beh... L'INGLESE!
Qui si apre un capitolo che necessiterebbe un post a sé. Posso dire che fortunatamente me la cavo avendo già vissuto per un qualche anno in Gran Bretagna qualche anno fa. In tutti questi anni, ho sempre avuto il sospetto che sarebbe potuto servirmi e così non l'ho dimenticato come ho fatto con lo spagnolo e il francese. Mais oui!

Procurarmi siti di agenzie, aziende motori di ricerca specializzati.
Ho qualche vago ricordo, però direi che per essere sicuri bisognerebbe partire da Jobrapido anche solo per farmi un'idea delle offerte, le paghe, la dislocazione e le esigenze.
Fortunatamente in UK non hanno problemi a dirti prima quanto potrebbero pagarti per quel dato ruolo. Così avrò anche la possibilità di compararlo con il costo della vita.

Poi devo ricordarmi di scrivere amici trasferiti in UK (Ciao bello!!!! Da quanto tempo... eri nei miei pensieri... ricordi quando facevamo scherzi telefonici alle 4 del mattino? Già... bei tempi. A proposito: mi dai qualche dritta? Vorrei trasferirmi lì. Non a casa tua. O per lo meno non per molto tempo. Beh mi servirebbe qualche consiglio... in nome dei vecchi tempi!)

Quindi mi rimangono ancora:

  • Portfolio (e far piangere la mia revolving oramai in pericoloso affanno)
  • Raccomandazioni su Linkedin
  • Un po' di siti su cui fare ricerca

E' ora di chiudere. E non solo col passato.


martedì 16 aprile 2013

Il trolley di cartone



Campania, seconda metà dell'800.
Marito e moglie infilano i risparmi di una vita in tasche cucite all'interno dei loro mutandoni di lana. Raccolgono le poche cose possedute per metterle in una valigia di cartone. Ma in quella valigia c'è poco spazio: scoppia di sogni e di speranze e riescono a malapena a infilarci il vestito buono e le calze. Chiudono tutto con dello spago e il marito, con mano incerta scrive il suo nome e cognome. Una precauzione inutile quanto rassicurante. 
Il viaggio in nave è lungo e ci dormiranno su quella valigia. La apparecchieranno come una tavola e quando non ci sarà una panca libera, ci si siederanno.
Il viaggio per il Brasile è lungo e il porto di Santos sembra irraggiungibile. La meta finale è la piccola città di San Paolo del Brasile, un posto in cui altri paesani si sono trasferiti per cercare fortuna.
Quel marito e moglie erano i miei trisnonni.

Milano, anno di grazia 2013.
Oggi le offerte di lavoro le trovi comodamente seduto al computer. Sostieni colloqui al telefono e aggiorni il tuo CV su Linkedin.
La paura del cambiamento è però come quella della metà dell'800, così però come il carico di sogni e di speranze che ha fatto di San Paolo una città da 12 milioni di abitanti.
Allora c'era la valigia di cartone. 
Oggi c'è il trolley di cartone. 
D'altronde noi del secondo millennio amiamo le comodità e non sapremmo vivere senza quelle due ruote e il manico telescopico.

London's calling.


lunedì 15 aprile 2013

Perché costruire un trolley

Milano, anno di grazia 2013.
Mentre scrivo, alla tv passano le immagini degli attentati di Boston. Nel frattempo in Italia, a 60 giorni dalle elezioni non esiste ancora un governo espressione del nuovo parlamento. Economia a picco, non gira un soldo. Le persone non hanno un soldo. Gli stipendi non vengono pagati e questo 2013 assomiglia più a un dopoguerra che l'inizio di un nuovo millennio.

Chi sono io? Sicuramente l'ennesimo pseudoblogger che smetterà di tenere il suo blog dopo il sesto post o dopo essersi reso conto che gli accessi sono così bassi che parlare da soli allo specchio avrebbe un pubblico più numeroso.
Nello specifico sono un cittadino italiano nato quasi 40 anni a Napoli che ha trascorso metà della sua vita in giro tra Europa e Italia. Sono un creativo che lavora nel mondo della comunicazione digitale e sono soprattutto un precario. Ma un precario che convive con una precaria con cui ha una figlia di 2 anni che per forza di cose è precaria. E' così abituata alla precarietà che raccontandoci la favola di Hansel e Gretel sostiene che il loro padre fosse un disoccupato. E' uno degli effetti del 2013.

Non vorrei sembrare un millantatore e quindi per provare il mio status di precario mi basterà dirvi che dopo quindici anni di carriera tra Italia ed estero mi ritrovo con poco più di 4 anni di contributi veri e un ricco conto in banca a 2 zeri che si secca ad ogni ritardo nel pagamento dello stipendio. Ho lavorato in almeno 2 ambitissime multinazionali, partecipato a startup e anticipato i trend digitali più importanti.
Ma ciò non è bastato a salvarmi dal baratro in cui è sprofondata l'Italia. 

Così dopo mesi di tira e molla, dopo l'ennesimo mancato pagamento del cliente di turno, dopo l'ennesimo stipendio non versato, dopo l'ennesimo rincaro, dopo l'ennesima tassa e dopo l'ennesima rinuncia, la decisione: cercare nuovamente lavoro all'estero e fuggire lontano dalle miserie quotidiane a cui ci stiamo abituando piano piano senza rendercene conto.

Destinazione: Regno Unito.

Come al solito mi sono perso in chiacchiere e non ho spiegato il motivo per cui ho deciso di scrivere il blog. In pratica ho la pretesa (buongiorno modestia) di raccontare giorno dopo giorno i vari passi che mi porteranno alla ricerca di un lavoro in UK, le esperienze, i feedback, i consigli e gli errori. 

Ora è tempo di dormire e il sonno mi aiuterà a mettere in ordine le idee e organizzarmi per il futuro.
In bocca al lupo a me e a chi avrà la pazienza di leggere.